Non tutti sono compatibili con l’allattamento al seno.

Di solito se ne discute con il ginecologo dopo la visita 40 giorni dopo aver partorito

 

Dopo il parto, una delle questioni più urgenti da affrontare è la contraccezione. A meno che non si desiderino due gravidanze molto ravvicinate (e c’è chi lo fa), si tratta di un aspetto della vita di coppia molto importante e di cui parlare presto con il ginecologo. In genere, per farlo si aspetta la visita che si fa 40 giorni dopo il parto. Intanto però facciamoci un’idea.

La ripresa della vita sessuale dopo il parto è fondamentale. Ritrovare la propria intesa con il partner rinsalda il rapporto di coppia, che inevitabilmente viene un po’ scombussolato dall’arrivo di un neonato. Tra poppate, pannolini e crisi di pianto, talvolta ritrovarsi è complicato, ma non certamente impossibile: basta darsi un po’ di tempo e tutto tornerà alla normalità.

Lo stesso vale anche per il corpo della mamma: sia in caso di parto naturale che di cesareo, sarà necessaria qualche settimana perché tutto sia a posto. Anche in questo caso non bisogna aver fretta: i punti o la ferita potrebbero ancora far male, si potrebbe soffrire di secchezza vaginale (per questa però si può intervenire in anticipo con un integratore a base di collagene, che rinforza i tessuti e ridona elasticità) oppure sentirsi un po’ bloccati psicologicamente. Tutte cose destinate a passare.

Per quanto riguarda la contraccezione, la prima distinzione da fare quando si sceglie il proprio anticoncezionale è tra chi allatta e chi invece no. Perché non tutti i metodi vanno bene per tutte.

È importantissimo sottolineare che considerare l’allattamento un metodo contraccettivo non è affatto sicuro, anche se si allatta in modo esclusivo e oltre i 6 mesi. Eppure, c’è chi lo giudica contraccezione pura. In caso di allattamento al seno, molte donne non hanno ovulazione e, di conseguenza, neanche mestruazioni.

Attenzione però: non è una regola che vale per tutte! Non sono rari infatti i casi di gravidanze iniziate durante l’allattamento pensando di essere protette. Quindi, se non si vogliono sorprese, meglio affidarsi alla contraccezione giusta e compatibile con l’allattamento. La scelta è abbastanza ampia e va fatta in base alle proprie esigenze e preferenze.

Vediamo quali sono i metodi anticoncezionali possibili:

preservativo e diaframma: sono i cosiddetti metodi di barriera. Per il diaframma è consigliabile attendere circa 6 settimane dopo il parto perché la vagina ritorni alle dimensioni che aveva prima della gravidanza. Per aumentarne l’efficacia va associato ad una sostanza spermicida.

“Mini pillola”: è il sistema più amato. Contiene solo progestinico e quindi non ha interferenze sulla produzione di latte. In genere, viene prescritta dopo la visita dei 40 giorni.

Impianto sottocutaneo: si tratta di una specie di bastoncino flessibile che viene impiantato dal ginecologo nel braccio e che rilascia progestinico. La sua comodità sta nel fatto che, a differenza della pillola, non bisogna ricordarsi di prenderlo.

Sistema intrauterino al levonorgestrel: è un dispositivo a forma di T che, una volta inserito in vagina, rilascia progestinico.

Spirale al rame: l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda che sia posizionata dopo 4-6 settimane dal parto o dopo il ritorno delle mestruazioni.

Metodi naturali: ce ne sono diversi, dalla misurazione della temperatura basale all’osservazione del muco cervicale. Per utilizzarli bisogna aspettare che il ciclo si regolarizzi, ma la loro affidabilità non è totale.

Oltre a tutti questi sistemi, chi non allatta al seno ha la possibilità di scegliere anche metodi ormonali estro-progestinici, come la classica pillola, il cerotto o l’anello vaginale. Sono invece sconsigliati in allattamento perché gli estrogeni possono influenzare negativamente la produzione di latte, facendolo diminuire. L’unica accortezza è quella di aspettare almeno 3 settimane dal parto per ridurre i rischi di trombosi, più alti nell’immediato post partum.

Un ultimo consiglio: se i contraccettivi ormonali vi creano qualche problema di gonfiore (un “effetto collaterale” abbastanza diffuso), questo non è un buon motivo per non prenderli in considerazione. Basta pensarci per tempo e assumere un prodotto che aiuti a drenare i liquidi in eccesso. La bromelina, contenuta nell’estratto di gambo di ananas, ha spiccate proprietà drenanti e la sua efficacia è veramente veloce e duratura.