I tempi e le modalità possono variare da donna a donna.

Contrazioni dolorose e costanti, perdita di tappo mucoso e rottura delle acque sono i “campanelli d’allarme”

Sapere con certezza quando si avvierà il travaglio è il sogno che ogni donna incinta vorrebbe realizzare. Questa incognita mette sempre un po’ di ansia, soprattutto quando si aspetta il primo figlio e non si sa cosa succederà. La paura è quella di non riconoscere i segnali che il corpo manda e di arrivare tardi in ospedale. Spesso sono timori infondati però cerchiamo di capire quali sono i campanelli che possono far pensare ad un travaglio… in partenza.

Va sottolineato che ogni donna è a e i tempi e la successione degli eventi che portano alla nascita del piccolo possono essere diversi. Inoltre, alcune delle “tappe” del travaglio possono anche non verificarsi affatto, ad esempio la perdita del tappo mucoso oppure la rottura delle membrane.

Le contrazioni

Già dal settimo mese (talvolta anche prima), quasi tutte le donne sperimentano le cosiddette contrazioni “preparatorie”, quelle di Braxton-Hicks. Si riconoscono perché sono degli indurimenti della pancia non dolorosi e distanziati nel tempo. Indicano che l’utero si sta preparando al parto.

Quando il travaglio si avvicina o addirittura sta per partire, le contrazioni cambiano. Potrebbero essere quelle “giuste” quando:

– si susseguono a intervalli regolari e sempre più brevi.
– Sono progressivamente più dolorose.
– Non si interrompono neanche dopo una doccia calda o un farmaco antispastico.

Quando le contrazioni diventano molto vicine e dolorose, è il caso di monitorarle con precisione. La sezione “contatori” della app iMamma (si può scaricare QUI per iOS e QUI per Android) potrebbe essere utile perché consente di tenerle sotto controllo senza particolare sforzo.

Nel momento in cui le contrazioni sono molto ravvicinate, è il caso di andare in ospedale. Il travaglio potrebbe essere prossimo. A volte queste contrazioni si presentano già molto in anticipo durante la gravidanza e non è un segnale positivo. Per alleviare le contrazioni pretermine il magnesio è un ottimo alleato.

La perdita del tappo mucoso

Si tratta di una perdita di una sostanza biancastra e gelatinosa, densa, inodore, a volte striata di sangue. Questo muco chiudeva il collo dell’utero, isolando la cavità uterina dall’ambiente esterno. Le gocce di sangue sono dovute alla rottura dei capillari quando l’utero comincia a dilatarsi.

Diciamo subito che la perdita del tappo mucoso può precedere di parecchio tempo l’avvio del travaglio vero e proprio: quando c’è, va considerata come un segnale che finalmente qualcosa si muove, ma da sola non è condizione indispensabile per recarsi in ospedale. Bisogna chiamare il medico solo se c’è molto sangue.

La rottura delle membrane

Come nel caso del tappo mucoso, la rottura delle membrane (chiamata anche rottura delle acque) non significa che di lì a poco il travaglio si avvierà. Se però questa evenienza si verifica, bisogna comunque andare in ospedale per essere monitorate con attenzione. Questo è vero soprattutto in caso di “acque tinte”, cioè di perdite di liquido non trasparenti perché contengono meconio del bambino.

Le membrane costituiscono un sottile sacco semitrasparente che avvolge il feto e il liquido amniotico. Quando si rompe non si sente alcun dolore, ma ci si accorge della rottura perché ci si sente improvvisamente bagnare da una quantità notevole di liquido caldo.

A volte, la fuoriuscita di liquido non avviene tutta insieme, ma poco per volta e può essere confusa con le normali perdite vaginali (che aumentano in gravidanza) oppure con perdite involontarie di urina (cosa che può capitare, ma che può essere prevenuta aumentando l’elasticità dei tessuti attraverso il collagene).

Se si hanno dei dubbi ecco cosa fare:

– mettere un assorbente e controllare se si bagna gradualmente tanto da doverlo cambiare.
– Il liquido amniotico si distingue dall’urina perché non ha la classica colorazione giallastra ed è inodore.

Riassumendo: quando andare in ospedale?

Avendo appurato che i tempi di un travaglio sono molto soggettivi, in alcune situazioni è necessario andare in ospedale:

– se si rompono le membrane (anche se non ci sono contrazioni).
– In caso di perdite di sangue rosso vivo.
– Se le contrazioni si susseguono a circa 5 minuti di distanza l’una dall’altra.

Molte donne si chiedono poi quanto durerà il travaglio, magari dopo aver sentito racconti raccapriccianti di 24 ore di dolori. Il travaglio è quel tempo che occorre all’utero per dilatarsi per permettere al bambino di nascere. La fase dilatante è sicuramente la più dura da sopportare, ma grazie all’epidurale o a tecniche dolci come il parto in acqua (oggi ancora più sicuro con una nuovissima app) può essere meno doloroso.