Il fabbisogno aumenta per far fronte alle necessità di mamma e feto.

Il problema di molti integratori? I disturbi gastrointestinali. Ma non di quelli nuovi…

La carenza di ferro durante la gravidanza non è un fenomeno raro. Al contrario, secondo uno studio condotto in Belgio, ne soffre un terzo delle donne col pancione. E perché è presto detto. In gravidanza il fabbisogno di ferro aumenta perché la mamma deve provvedere a sé e anche al feto. Quindi, se questa necessità non viene pienamente soddisfatta ecco che si presenta la carenza di ferro. I sintomi? Sono stanchezza, affaticamento, scarsa lucidità mentale, umore instabile.

Il ferro ha molte proprietà importanti. Innanzitutto, è fondamentale per la donna e per il bimbo per la sua capacità di trasportare ossigeno nei globuli rossi. È poi indispensabile per la sintesi dell’emoglobina e per il corretto funzionamento di alcune strutture enzimatiche e del sistema immunitario.

Insomma, il ferro è un elemento da non trascurare e questo è il motivo per cui viene tenuto sotto controllo durante tutta la gravidanza, con l’obiettivo di prevenire pericolose carenze. Il ginecologo quindi prescrive tra le analisi la sideremia e la ferritina: la prima è la quantità di ferro circolante nel sangue (serve a valutare che venga assorbito bene), la seconda indica la quantità di ferro depositato (una ferritina bassa è il valore precursore dell’anemia).

Un’altra cosa va sottolineata. Negli ultimi mesi di gravidanza, il bambino assorbe ancora più ferro dalla mamma perché crea delle “scorte” per quando nascerà: il latte materno infatti non è particolarmente ricco di questa sostanza e il piccolo si prepara.

Ma cosa si rischia con livelli di ferro troppo bassi? Il pericolo maggiore è quello dell’anemia sideropenica, che è associata ad un aumento del rischio di parto prematuro e basso peso alla nascita. Inoltre, i bambini nati da madri anemiche hanno una ridotta riserva di ferro e una maggiore tendenza a sviluppare anemie nel primo anno di vita. E c’è anche un legame tra carenza di ferro e problemi alla tiroide in gravidanza, soprattutto di ipotiroidismo.

Come intervenire, quindi, contro la carenza di ferro? Prima di tutto con l’alimentazione. Gli alimenti più ricchi di questo minerale sono la carne rossa, le uova, i cereali, la farina integrale, la frutta secca, il pesce, il fegato, l’orzo, le patate, i fagioli, le lenticchie, i piselli, i broccoli, gli spinaci, le pesche, le albicocche, i fichi, l’uva, le prugne. Per assimilare meglio il ferro degli alimenti è utile associare la vitamina C.

Quando la carenza di ferro è molto accentuata il ginecologo potrebbe prescrivere degli integratori. In commercio ne esistono di due tipi, bivalenti o trivalenti, ma solo i primi vengono assorbiti in maniera ottimale a livello intestinale. Questi prodotti non sempre però vengono ben tollerati da chi li prende. I medici consigliano l’assunzione a stomaco vuoto, cosa che può comportare mal di pancia, bruciore, stitichezza, nausea oppure diarrea. Allora si prendono dopo i pasti, riducendone però l’efficacia.

Un nuovissimo integratore è stato prodotto con una nuova tecnologia che risolve il problema dei disturbi provocati dalla supplementazione di ferro: il ferro fumarato viene rilasciato insieme alla vitamina C a piccole dosi per un tempo prolungato, permettendo il totale assorbimento del ferro, ma senza fastidi gastrointestinali. Una novità che rende certamente più facile garantirsi la giusta razione di ferro per sé e per il bambino. L’integratore, sotto forma di polvere da sciogliere direttamente in bocca, è completato anche dalla vitamina B12 che contribuisce alla formazione dei globuli rossi e al metabolismo energetico.