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Gli effetti benefici sono per la mamma, ma anche per il feto.

Tra le sue numerose proprietà, rinforza le ossa e riduce il rischio di gestosi e parto pretermine

 

Fino a qualche tempo fa, di vitamina D non si sentiva parlare granché. Negli ultimi tempi invece il ruolo di questo micronutriente è stato oggetto di molti studi scientifici, che hanno dimostrato due cose fondamentali. Innanzitutto che siamo quasi tutti carenti di vitamina D. E, in secondo luogo, che fa benissimo. Anche in gravidanza, un momento della vita in cui si dovrebbe prestare particolare attenzione alla sua quantità nel sangue.

E allora andiamo alla scoperta della vitamina D.

Per rimanere sano ed efficiente, l’organismo umano deve attingere ad un certo numero di fonti di salute e benessere. Una di queste è proprio la vitamina D, l’unica che il nostro organismo è capace di sintetizzare da . Come? Esponendosi al sole, che attiva la vitamina D e la rende efficace all’interno del corpo.

A dispetto del suo nome, la vitamina D non si comporta come tutte le altre: il fatto di essere sintetizzata dall’organismo e di non essere assimilata dagli alimenti (se non in piccolissima parte), la rende più simile ad un ormone. Anche perché, attraverso il sangue, raggiunge i vari organi per svolgere funzioni specifiche (come gli ormoni). Molti scienziati hanno quindi dato alla vitamina D il nome di “ormone del sole”.

Come accennato è il sole ad attivare la vitamina D. I raggi UV-A lo fanno indirettamente, mentre più efficaci sono gli UV-B. Il problema è che, perché i raggi siano veramente utili per l’attivazione della vitamina D, ci si dovrebbe esporre senza protezione solare e nelle ore centrali della giornata, tra le 11 e le 15. Cioè esattamente tutto il contrario di ciò che dicono gli esperti per prendere il sole con prudenza ed evitare guai alla pelle. Ecco dunque spiegato perché tutti – chi più, chi meno – dovremmo assumere vitamina D.

Ma a cosa serve? A moltissime cose! Rinforza il sistema immunitario, previene le infezioni, alcune malattie autoimmuni (come il morbo di Crohn, l’artrite reumatoide e la colite ulcerosa) e il rachitismo, fa assorbire calcio e fosforo, e dunque rafforza le ossa (con un minor rischio di fratture da anziani) e favorisce il loro sviluppo nel feto, protegge da alcuni tumori e alcune patologie del sistema nervoso (sclerosi multipla, morbo di Parkinson, Alzheimer), regola la pressione arteriosa (proteggendo da malattie cardiovascolari, infarto, ictus), agisce positivamente sulla produzione di insulina, aumenta la forza muscolare.

È facile quindi capire come tutti dovrebbero sottoporsi ad un esame del sangue per valutare il proprio livello di vitamina D e cercare di mantenerlo adeguato intervenendo per bocca con gli integratori. Questo è ancor più vero per le donne in gravidanza, per quelle che allattano e per i neonati. Vediamo perché.

Negli ultimi anni, le ricerche scientifiche su vitamina D e gestazione si sono moltiplicate. Molti risultati devono ancora essere validati ulteriormente, ma le premesse sembrano interessanti. Ad esempio, alcuni studi si sono concentrati su temi come infertilità e fecondazione assistita. Scarsi livelli di vitamina D sarebbero causa di problemi di impianto della gravidanza. Per questi scienziati, la supplementazione con vitamina D darebbe maggiori probabilità di riuscita.

Sempre in ambito preconcezionale, l’”ormone del sole” sembra dare risposte importanti in caso di aborti spontanei ripetuti (almeno 2-3), fenomeno che interessa il 2-5% delle donne in età riproduttiva. Alcune ricerche hanno rivelato che chi ne è soggetto ha alti livelli di citochine infiammatorie. La vitamina D (in particolare la D3) regola il sistema immunitario, riducendo queste sostanze causa di infiammazione e, quindi, di aborti.

Veniamo alla gravidanza. Giuste dosi di questa vitamina proteggerebbero dall’insorgenza di gestosi, un problema che può avere ripercussioni importanti, dal basso peso alla nascita del bambino e da disturbi alle ossa al momento del parto. Altri studi associano bassi livelli di vitamina D al parto prematuro e a una maggiore incidenza di depressione post partum.

La supplementazione è poi fondamentale durante l’allattamento per la buona salute del neonato. Il latte materno però contiene poca vitamina (per il fatto che – in linea generale – tutti ne abbiamo scarse quantità). Iniziare ad assumere vitamina D alla fine della gravidanza aumenta la concentrazione della sostanza nel latte: in questo modo, il micronutriente viene trasferito al bambino, donandogli protezione in più.

La vitamina D si trova in alcuni cibi: pesci grassi (salmone, tonno), interiora (soprattutto fegato), tuorlo d’uovo, carne. La cottura però ne disperde gran parte. È quindi necessario prendere un integratore, che sicuramente fornisce il quantitativo ideale di vitamina D. Dal 2004, l’Organizzazione mondiale della Sanità suggerisce l’integrazione alla donna incinta e al neonato. Basta chiedere al proprio ginecologo e al pediatra.